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Il 60° Anniversario


6 aprile 1966 - 6 aprile 2016
6 aprile 1966 - 6 aprile 2016

6 aprile 1966 - 6 aprile 2026

L’inizio di ogni grande storia che si rispetti non può prescindere da questi elementi: un incontro, un sogno, un’occasione, una sfida. E in quella di Da Vittorio, tutti questi ingredienti si incastrano perfettamente tra loro. L’incontro è quello fatale tra Bruna Gioconda Gritti e Vittorio Cerea, che si conoscono nel 1960 al Caffè Orobica di Bergamo - gestito da quest’ultimo insieme ai fratelli - e non si lasceranno mai più. Il sogno, sposatisi tre anni dopo, è aprire un locale di proprietà. L’occasione è rilevare il vecchio ristorante Roma, in Viale Papa Giovanni, sull’orlo del fallimento.
La sfida, cambiare le abitudini di consumo dei bergamaschi, puntando su un alimento che prima rappresentava un lusso ma che ora diventava più accessibile grazie al benessere del boom economico: il pesce.
Il 6 aprile 1966, Vittorio e Bruna Cerea aprono il loro Da Vittorio posando la prima “pietra” di quello che sarebbe diventato un impero culinario che continua a dettare legge nel mondo della gastronomia.
6 aprile 1966 - 6 aprile 2016
6 aprile 1966 - 6 aprile 2016

La crescita di un sogno condiviso

Come succede nelle storie più avvincenti, le tappe si bruciano in un attimo: nel 1978, la prima, inaspettata stella Michelin, bissata nel 1996; nel 2005, il trasferimento sulla collina della Cantalupa con l’apertura contestuale de La Dimora; nel 2010 la terza stella, la più bella e preziosa (ma anche la più dolce-amara, perché papà Vittorio - mancato nel 2005, a pochi mesi dall’apertura di Brusaporto - non è riuscito a vederla); da lì, il progressivo espandersi della galassia, tra aperture di fine dining (St. Moritz nel 2012, Shanghai nel 2019, oggi entrambe due stelle Michelin), creazione di un nuovo concept di casual dining - sotto l’egida DaV (partito come un’intuizione durante il periodo Covid e trasformatosi in un format di successo, oggi presente e Portofino, Milano e Brusaporto), consulenze, pasticcerie, la crescita esponenziale della ristorazione esterna e del comparto gift.
Ma tutto quello che oggi questo Gruppo rappresenta nell’immaginario comune e nel panorama gastronomico mondiale non sarebbe possibile senza il più prezioso degli ingredienti: il senso di appartenenza. Un sodalizio non solo tra familiari, ma tra persone che hanno sposato una causa, facendo propri quei gesti, pensieri e valori che rendono il mondo di Da Vittorio un dispensatore universale di gioia e felicità per chiunque lo scelga.
Il racconto della Signora Bruna

Il racconto
della signora Bruna

È emozionata la signora Cerea pensando ai 60 anni trascorsi. Bruna racconta: “Con Vittorio decidemmo di aprire un ristorante tutto nostro. Io ero spaventata e anche lui, nonostante il suo grande coraggio, aveva un po’ di paura”. OraVittorio non c’è più, ma Bruna lo fa rivivere in ogni sua parola, “perché lui era speciale. Metteva la vita nel lavoro”.
La storia d’amore tra i due ebbe inizio da una tazza di cioccolata al Bar Orobica di Bergamo. La signora Cerea, dopo il cinema, andava sempre nel locale del futuro marito. Confessa: “Vidi Vittorio e me ne innamorai subito. Sono stata io a conquistarlo, con l’aiuto di sua madre”. Due anni dopo quell’incontro, Bruna era all’altare e indossava la fede al dito. Passò un po’ di tempo e i due decisero di aprire il loro ristorante su viale Roma (ora viale Papa Giovanni XXIII), nel cuore di Bergamo. Lei faceva le torte e i cannoncini, lui stava in cucina. La grande innovazione che Vittorio portò a Bergamo fu il “pesce”, un ingrediente ai tempi sconosciuto.
Il racconto della Signora Bruna
Il racconto della Signora Bruna
Il racconto della Signora Bruna
Nel frattempo i figli crescevano e si dividevano tra studio e servizio al ristorante. Spiega la signora Cerea: “Arrivavano a casa da scuola, buttavano la cartella in un angolo e andavano in cucina o in sala”. Diventando grandi, arrivarono per loro le prime esperienze all’estero: Chicco girò molto, Francesco un po’ meno, Bobo andò per un periodo in Francia. Intanto crescevano anche le due piccole di casa: Barbara, che oggi si occupa del caffè Cavour, e Rossella che voleva fare il medico, dato che curava la nonna.
Dopo tanti anni di attività a Bergamo, la famiglia Cerea si spostò a Brusaporto. Poche settimane dopo il trasferimento, Vittorio venne a mancare. Bruna si emoziona: “Sono contenta che sia riuscito a vedere il nuovo ristorante. Ho amato così tanto mio marito, è così forte il sentimento che lo sento sempre accanto a me”. Ora al fianco dei figli ci sono anche i nipoti. Precisa però la signora Cerea: “Preferirei che prendessero la loro strada. L’aiuto il sabato sera mi fa piacere, ma è giusto che facciano quello che amano”.
L'evoluzione dei piatti

L'evoluzione dei piatti

“I piatti di mio marito erano belli, quelli dei miei figli sono più studiati”.
Non ha dubbi la signora Bruna Cerea. Da una parte l’attuazione della tradizione gastronomica italiana, dall’altra l’evoluzione della modernità portata a tavola dagli eredi.
Un mix che non si può scindere, che ora è diventata l’arma vincente della cucina del ristorante da Vittorio.

L'evoluzione dei piatti